lunedì 17 maggio 2010

Solo chi ha pianto può ridere bene.

Me lo diceva Ali proprio stasera. Seduto sulla scaletta di ferro esterna in via Gagliardo 2. Casa di accoglienza per richiedenti asilo. Ali è Palestinese di Gaza e sua madre con i fratellini vivono in Egitto. Lui abita qui da alcuni mesi ed è a tratti scoraggiato dalle menzogne. Mi ha chiesto che cosa ho imparato di bello dagli anni che ho vissuto da straniero lontano. Lui da sua padre ha imparato che senza prima aver pianto non si può ridere bene. Questo gli basta per continuare a sperare.

Anch’io ho imparato lo stesso parlando con due Eritrei ospiti della casa. Entrambi militari ed imprigionati prima di rischiare Lampedusa. Umiliati, derubati e minacciati durante il soggiorno di alcuni mesi in Libia. Altri come loro non sono arrivati mai ad attraversare il deserto.

Idrissa è scappato dal Burkina Faso perché minacciato di morte per motivi politici. Si imbarca dal porto di Abidjan in Costa d’Avorio ed approda a Genova. Chiede a qualcuno in quale Paese si trova e poi alla Questura gli danno il permesso per motivi umanitari. Da rinnovare dopo 6 mesi mentre sua moglie e i due figli si trovano al Paese. Lui ha ora 34 anni.

Maximo Saliba è morto un paio di giorni fa nelle Filippine. Sua sorella in Italia da 7 anni lavora come collaboratrice domestica. Da quando è partita che vede suo figlio attraverso lo schermo del computer. Non poteva partire perché senza il permesso di soggiorno. Spera ora di essere legalmente riconosciuta e di tornare ad abbracciare il figlio di 9 anni ed il marito nelle Filippine. Ha chiesto si pregasse per il fratello morto giovane.

In mattinata ero in Corso Buenos Aires per visitare una signora Peruviana appena tornata da un viaggio al Paese. Ospite di una famiglia originaria di Cuzco antica capitale dell’impero Inca.

Sul cammino ho salutato un nigeriano che vorrebbe trovare un lavoro creativo ed un giovane Eritreo che non vedevo da tempo. Ora ha un lavoro per 3 mesi almeno.

Un giovane irakeno mi ha offerto una cioccolata chiedendomi come va la vita.

Solo chi ha pianto può ridere bene.

Mauro Armanino, Genova, Agosto 2009.

sabato 15 maggio 2010

Come testimone la terra e per complice il mare

Pare stessero parlando di caccia. Un gruppo di giovani eritrei accampati all'estremità del molo sopra la chiatta. Tra le navi di crociera che partono ed i panfili ormeggiati accanto.

Per il giorno di festa i ricordi si rincorrono come onde. I giovani usano il cellulare per attraversarle come fosse una scialuppa che le cuce di attese. Le stesse che hanno accompagnato il loro soggiorno in Libia.

Tra la speranza nascosta nella sabbia e nel Dio amico di chi l'ha smarrita.

Lui si chiama Nur che vuol dire luce. Cerca un lavoro per consolare le sue mani ancora indifese. Guarda con gli occhi dall'altra parte del mare.

Yosief è andato a Tel Aviv per salutare la sua sposa. Ha incontrato suo figlio per la prima volta da quando ha lasciato l'Eritrea.

Raccontava al suo ritorno che all'inizio il bimbo aveva paura di lui. Invece piangeva il giorno che doveva tornare a Genova lontano da lui. L'altro muro è fatto di mare e di carta. La perfida e sottile parete dei documenti torna a dividerli.

Letina aspetta si sposarsi e nel frattempo si commuove per sua sorella. Si è sposata ad Asmara l'anno scorso ed abbiamo visto insieme le immagini della cerimonia. Moderno ed antico andavano a braccetto con la musica e le danze eritree.

Ha confessato di aver visto quelle foto tante volte e di aver pianto guardando che sua madre ora invecchia e suo padre che accompagnava la sposa all'altare.

Lacrime di una sorella che si stupisce dei fratelli che diventano grandi e studiano entrambi medicina all'università. Era partita che erano ancora adolescenti. Ora si fanno uomini malgrado la guerra.

Lei intanto assiste una signora anziana ormai da molti anni ed ogni mercoledì aiuta le sorelle di Madre Teresa a Prà che offrono il pranzo dei poveri.

Per il giorno del suo matrimonio verrebbe tornare al Paese. Prenderà come testimone la sua terra e come complice il mare.

 

Mauro Armanino, Genova Vigne, Maggio 2010