sabato 15 maggio 2010

Come testimone la terra e per complice il mare

Pare stessero parlando di caccia. Un gruppo di giovani eritrei accampati all'estremità del molo sopra la chiatta. Tra le navi di crociera che partono ed i panfili ormeggiati accanto.

Per il giorno di festa i ricordi si rincorrono come onde. I giovani usano il cellulare per attraversarle come fosse una scialuppa che le cuce di attese. Le stesse che hanno accompagnato il loro soggiorno in Libia.

Tra la speranza nascosta nella sabbia e nel Dio amico di chi l'ha smarrita.

Lui si chiama Nur che vuol dire luce. Cerca un lavoro per consolare le sue mani ancora indifese. Guarda con gli occhi dall'altra parte del mare.

Yosief è andato a Tel Aviv per salutare la sua sposa. Ha incontrato suo figlio per la prima volta da quando ha lasciato l'Eritrea.

Raccontava al suo ritorno che all'inizio il bimbo aveva paura di lui. Invece piangeva il giorno che doveva tornare a Genova lontano da lui. L'altro muro è fatto di mare e di carta. La perfida e sottile parete dei documenti torna a dividerli.

Letina aspetta si sposarsi e nel frattempo si commuove per sua sorella. Si è sposata ad Asmara l'anno scorso ed abbiamo visto insieme le immagini della cerimonia. Moderno ed antico andavano a braccetto con la musica e le danze eritree.

Ha confessato di aver visto quelle foto tante volte e di aver pianto guardando che sua madre ora invecchia e suo padre che accompagnava la sposa all'altare.

Lacrime di una sorella che si stupisce dei fratelli che diventano grandi e studiano entrambi medicina all'università. Era partita che erano ancora adolescenti. Ora si fanno uomini malgrado la guerra.

Lei intanto assiste una signora anziana ormai da molti anni ed ogni mercoledì aiuta le sorelle di Madre Teresa a Prà che offrono il pranzo dei poveri.

Per il giorno del suo matrimonio verrebbe tornare al Paese. Prenderà come testimone la sua terra e come complice il mare.

 

Mauro Armanino, Genova Vigne, Maggio 2010

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