Occhi feriti
Siamo tornati da Paesi lontani con gli occhi feriti da quanto abbiamo visto e vissuto nel SUD del mondo. I nostri occhi sono stati feriti da situazioni di ingiustizia, povertà, guerra e allo stesso tempo da volti e storie che ci hanno attraversato e segnato per sempre.
Con questi occhi feriti di missionari ci troviamo nel nostro Paese, che ci ha generato alla fede, da cui siamo inviati e nel quale torniamo, per ripartire.
Siamo feriti da quello che i nostri occhi vedono QUI, nel nostro Paese. In alcune lettere precedenti abbiamo fatto osservare il disagio che ci accompagna. Parlavamo di un 'virus' che sembra aver infettato gli occhi e il cuore di buona parte del Paese. Il clima di crescente 'razzismo', xenofobia, esclusione e criminalizzazione degli stranieri sono alcuni dei sintomi di questa infermità sociale.
Ci sentiamo profondamente feriti da una classe politica che ha da tempo scelto di svilire lo spirito della Costituzione e ha posto il Mercato come unico orizzonte della politica. Da tempo si vende e si compra tutto, voti, parlamentari, corpi e soprattutto la dignità del popolo.Occhi traditi
Non siamo ingenui e gli anni di permanenza altrove ci hanno insegnato, tra l'altro, quanto la realtà sia complessa e quanto ogni semplificazione possa dare adito a facili quanto inutili moralismi. I nostri occhi si sentono traditi, esattamente come noi e soprattutto quelli della povera gente. Traditi nelle speranze che abbiamo condiviso e raccolto, come dono prezioso, nei Paesi nei quali vivere è ancora la sfida più grande. Ritroviamo qui i volti di coloro che abbiamo incontrato altrove. Sono volti traditi. Traditi da leggi che riducono chi arriva a merce di scambio o a semplici 'ostaggi' per l'economia di questo Paese.
Traditi da scelte che contrabbandano missioni di guerra per pace e da funerali di stato che censurano le morti sul lavoro (circa tre ogni giorno...), o da scelte politiche che riducono i contributi per i servizi lasciando inalterati i fondi per gli armamenti. Traditi dai privilegi che vedono i potenti di sempre prevalere nelle priorità dei finanziamenti.
Ci sentiamo traditi da buona parte della gerarchia della Chiesa di questo Paese, che ha da tempo abdicato lo spirito di onestà e di profezia nella lettura e nel discernimento della situazione sociale ed ecclesiale. Una Chiesa, la nostra, che sembra vivere all'ombra del potere e di questo di fa scudo e che consapevolmente o meno, giustifica e aiuta a perpetuare. Ci sentiamo traditi da molte delle comunità cristiane e movimenti, non raramente fertile terreno per il presente stato di cose, da cui sembrano trarre qualche beneficio. Ostaggi anch'esse dell'uso e abuso di una ambigua 'identità cristiana' che non è altro che una maschera per conservare rapporti di dominazione e di potere.
Nelle nostre stesse comunità missionarie, ci si domanda con quale giustificazione etica, riescono a prosperare idee ed tradimenti che non si giustificano da chi ha vissuto per anni con e nel SUD del mondo. Rendere invisibili e giustificare le ingiustizie è un tradimento.
1Occhi liberi
Ci piacerebbe tornassero liberi i nostri occhi e il nostro sguardo. Liberi di guardare la realtà con onestà e osare dire quel pezzo di verità che ci sembra di raccogliere. Liberi di denunciare le menzogne di chi in questi anni ha trasformato il bene comune e la politica in un neo-feudalesimo da basso impero. Occhi liberi di raccontare un altro mondo possibile senza scendere a compromesi con chi detiene il potere economico, i 'datori di lavoro' e gli elemosinieri della Chiesa. Occhi resi liberi dalla semplicità di vita e dalla povertà dei mezzi e di stile, che anche il Vaticano secondo ricorda (LG.n°8), oltre gli orpelli di una liturgia che ha divorziato dalla vita, di cene con i potenti e di inviti che fanno solo vergogna ed offendono i poveri.
Occhi liberi di non avere paura di perdere privilegi, finanziamenti, seggi e neppure valori non negoziabili. Liberi di non accettare di puntellare con una religione civile i vuoti di una società fondata sull'orgia del consumo.
Occhi liberi di riconoscere gli errori e di chiedere perdono per le complicità e le omertà di questi anni. Occhi liberi di guardare negli occhi senza dover abbassare lo sguardo per la vergogna di vivere in questo Paese che continua a fabbricare e vendere armi e menzogne.Occhi bagnati
Sono le lacrime dei poveri che puliscono gli occhi e li rendono capaci di guardare con trasparenza il mondo. Sono gli occhi che i poveri ci hanno regalato e che teniamo come il tesoro più prezioso della vita. Occhi bagnati di risurrezione che si trova solo nei sottosuoli della storia e nelle storie.
Sono occhi così che da missionari, vorremmo poter testimoniare. Occhi che sanno intercettare le speranze che solo nella sofferenza si rigenerano. Gli occhi di chi ancora oggi è perseguitato a motivo della fede e del proprio impegno per la giustizia e verità. Occhi bagnati dalla risurrezione che solo i santi, i poeti e i folli sanno indovinare nelle oscurità e le ambiguità della storia.
Sono questi gli occhi che vorremmo custodire per raccogliere i frammenti di umanità nascosti e seppelliti troppo spesso tra i rifiuti della società. La risurrezione accade solo il terzo giorno, quando si esce dalle tombe della paura e l'ipocrisia....'Che ne sarebbe allora dei perdenti, delle vittime della storia, delle loro sofferenze e del loro grido?
Chi renderà eloquente il loro dolore?Chi narrerà loro, e in che maniera, la speranza cristiana come non alienante?..(Bianchi, E., Leggere la storia come salvezza, Parola Spirito e Vita, EDB, 2003)
Mauro Armanino. Genova, gennaio 2011.

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