sabato 12 febbraio 2011

QUANDO ERA ANCORA LONTANO

Ogni epoca e cultura fabbricano sguardi a propria immagine e somiglianza. Ogni epoca e storia generano anche le proprie cecità. Imparare a vedere con i propri occhi è una delle condizioni per trasformare il mondo. Solo occhi trasformati, inumiditi dalla tenerezza dello Spirito rinnovano la lettura dei volti e degli avvenimenti, personali e collettivi.

Questo tempo potrebbe essere interpretato come un'occasione per rimettere in discussione il nostro modo di guardare il mondo e dunque di guardare Dio.

Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò...(Lc.22,61)

Tutto nasce da uno sguardo. All'inizio c'è uno sguardo che ci precede, che ci chiama e ci interroga.Uno sguardo che ha il sapore antico di un incontro che mai avremmo dovuto dimenticare.

Eppue lo sappiamo, la dimenticanza ci pedina e ci assedia. Si trova alla radice di ogni tradimento.Anzi incarna il tradimento stesso nel tempo e nello spazio.

Il Signore si volta, perché prima c'era una storia di amicizia e di promesse mantenute. C'è stato un passato che ha da dire qualcosa al presente.

E allora Pietro si ricordò. La memoria di questo vissuto riemerge dalle frammentate emozioni del passato. Uno sguardo che provoca a ricordare per tornare a sperare.

. Quali le 'dimenticanze' più marcanti nella nostra società e nelle nostre comunità?

. Che tipo di sguardo 'fissiamo' su chi ci sta accanto?

. Come educarsi a 'fare memoria' senza cadere nella trappola del passato?

Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite 'arriva la pioggia' e così accade.(Lc.12,54)

Fatichiamo oggi a leggere i segni di tempi perché continuamo a fidarci degli stessi occhi secchi di sempre. Le stesse categorie di giudizio, gli stessi parametri, le stesse parole. La politica ha bisogno della profezia e la profezia ha bisogno della politica. La lettura del 'tempo dei segni' necessita di un buon stenditoio da bucato e di semplici mollette. Imparare di nuovo a mettere le cose in modo che abbiano un significato, una storia, una consistenza, un futuro. Magari arriva la pioggia. E allora

'stendere i panni' è un gesto sovversivo. E' una sfida alla privatizzazione del pensiero e della vita. E'il rischio che ogni nuova scuola di profeti dovrebbe imparare a correre.

. Come aiutarsi a leggere i 'segni dei tempi'?

. Quali i 'segni' che ci sembrano particolarmente eloquenti oggi in comunità e nella società?

. Di che sono 'segno' le nostre comunità?

Guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori. (Mc.3,5)

Forse si parla di me. Si parla di noi, oggi, di questo nostro tempo di mercanti e di disertori. C'è da rattristarsi per quanto accade nello svilimento della politica e nella perversità dell'economia. Eppure c'è più necessità ancora di indignarsi, seppure questa parola conservi molto poco dell'originario splendore, e non fosse stata, nel frattempo, resa inoffensiva.

La durezza dei cuori non è tanto un giudizio di tipo etico, legato dunque a comportamenti più o meno 'morali', quanto un giudizio di tipo 'teologico' e cioè riferito al'idolatria del tempo.

Tutto è mercato e il mercato è tutto, spesso anche nella Chiesa e non di rado nelle quotidiane scelte delle nostre comunità. Dolore e indignazione camminano insieme con la durezza di cuore che sembra aver colonizzato gli occhi e le parole. 'Consumo e dunque sono', appaiono gli argomenti principali delle scelte da non mettere in discussione.

 

. Cosa è in grado di 'indignarci', come singoli e come comunità?

. Quali le realtà 'dell'antiregno' che vediamo all'opera?

. Quali le scelte che facilitano o ostacolano lo sguardo del vangelo?

Quando era ancora lontano il padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. (Lc.15,20)

E' perché siamo lontani che il padre vede e ha compassione. E' perché è padre che guarda da lontano. Vede ed ha compassione. Con lo sguardo e con i vestiti laceri del viaggio e dei respingimenti e dei campi di detenzione e delle strade delle schiavitù e dei ritorni. Arrivati da lontano oppure semplicemente lontani. Per questo ci si corre incontro con compassione. Ci si abbraccia come fosse la prima e l'unica volta. E ci si bacia come forse solo i padri sanno fare quando piangono come fossero madri oppure amanti.

Eravamo ancora lontani. Lontani da casa, dall'altro mondo possibile, dalla nostra umanità. Lontani dal volto e dunque degni di uno sguardo di padre che somiglia a quello di una madre che attende anni il ritorno a casa. Finché il figlio non appare all'improvviso. Come la prima volta. Gli corre incontro. Come un padre.

. Chi sono coloro che chiamiamo 'lontani' oggi, nella comunità e nella società?

. Come poter esprimere la compassione con chi arriva da lontano?

. Qual'è la qualità delle nostre relazioni umane? Quanto ci lasciamo trasformare da esse?

 

mauro armanino, febbraio 2011, genova-vigne.

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